LAGO GELT
L’itinerario è tra i più affascinanti dell’intera
vallata poiché, oltre a numerose specie di fiori, può consentire incontri con
camosci, stambecchi e marmotte. Per rendere la gita meno pesante dal punto di
vista fisico è consigliabile pernottare al rifugio Curò oppure, in alternativa,
al Barbellino.
Poco prima di giungere a quest’ultimo un ponticello di cemento consente di
guadare il fiume Serio sulla cui sinistra si imbocca il sentiero che conduce ai
Laghi della Malgina e quindi al Gelt. Quest’ultimo prende il nome dal fatto che
per gran parte dell’anno risulta parzialmente ghiacciato o presenta piccoli
iceberg al suo interno, malgrado si trovi a soli 2562 metri di altezza. Si
prosegue quindi verso l’omonimo passo posto a oltre 2700 metri e dal quale è
possibile scorgere l’alta Valtellina.
Durante la discesa verso il piccolo bivacco dell’Azienda Elettrica Milanese è possibile scorgere su tutti i massi di maggiori dimensioni i segni provocati dell’azione erosiva e modellante esercitata dal movimento dei ghiacciai, che in passato coprivano tutta l’area circostante.
Ma le sorprese che la zone offre non si limitano
solo a questo. Proseguendo infatti la discesa, ai margini del sentiero, si
possono intravedere i residui murali di alcune trincee costruite durante la
prima guerra Mondiale nonché una vecchia polveriera perfettamente ristrutturata
da alcuni amici di Dalmine.
Il suo tetto, che ben si adatta alla morfologia del versante, è stato ricoperto
di erbe e sassi affinché gli aerei nemici in transito non potessero individuarlo
e quindi bombardarlo. La discesa si conclude nei pressi del rifugio Barbellino,
circondato dall’omonimo laghetto dai caratteristici colori.
(Autore: Mirco Bonacorsi)
Il bellissimo lago Gelt dalla caratteristica forma di cuore
Il lago della Malgina