IL VECCHIO CIPPO DI CONFINE

 

 

 

Contrariamente a quanto si possa pensare Valbondione non lega il suo nome solamente alle Cascate del Serio oppure alle bellissime montagne che lo circondano divenendo meta di migliaia di escursionisti in ogni periodo dell’anno. Questo piccolo paesino dell’alta Val Seriana conserva anche affascinanti pagine di storia che sfuggono ormai dalla memoria della maggior parte della gente; una di queste testimonianze più significative presenti sul nostro territorio è rappresentata infatti dal vecchio cippo posto a il confine tra la vecchia “Repubblica di Scalve” e l’alta Val Seriana, sul quale è riportata la data 1736.
Questo si trova oggi quasi fagocitato da un imponente muro in cemento armato sulla strada provinciale che, a monte dell’abitato di Gromo San Marino, consente di raggiungere Fiumenero. Ancora oggi si trovano molti documenti che parlano dell’appartenenza giuridica ed ecclesiastica dell’alta Val Seriana alla vecchia “Repubblica di Scalve”.
Già dal IX secolo, con l’avvento del Cristianesimo, esistono testimonianze scritte della famosa “Pieve di Scalve” che estendeva la sua giurisdizione sulle contrade della Valbondione, Lizzola e Fiumenero.
Lizzola, della Repubblica di Scalve ad oggi” oppure “Il Comune dei Dieci Denari” sono due dei volumi di inestimabile valore storico in cui sono state pazientemente raccolte molte di queste storiche testimonianze. “La Val di Scalve – si legge tra le pagine - aveva una sola chiesa che si estendeva oltre la Manina comprendendo le fonti del Serio e seguendo il corso del medesimo fino a Gandellino. Questa chiesa, detta appunto Pieve, era costruita nelle vicinanze di Vilminore”.
Detto quindi della giurisdizione canonica che la Val di Scalve esercitava sulla Valbondione appare perciò chiaro il perché queste lontane frazioni portassero i loro defunti a quell’unica chiesa plebana di Vilminore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anziché defraudare i propri cari degli onori del rito ecclesiastico si sceglieva di risalire con le loro spoglie fino al Passo della Manina e proseguendo quindi verso Vilminore su strade maleagevoli e rese pericolose dalle valanghe per buona parte dell’anno.
Fin dal 1202 otto contrade ottennero dalla “Comunità di Scalve” di amministrare direttamente la decima parte dei beni della comunità stessa. Questa ripartizione diede origine al “ Comune dei Dieci denari”.
Tra le altre date da ricordare, nella storia del Comune di Bondione, non possono mancare quella del 1809, quando lo stesso venne aggregato al Comune di Castione, riducendosi di fatto al rango di frazione. Questo “Reale Decreto” datato appunto 21/3/1809 portò ad una serie di problemi burocratici e logistici di non poco conto. La celebrazione di un matrimonio, per citare un esempio, richiedeva tre giorni di tempo per andare e tornare da Castione.
Nel 1822 la frazione di Lizzola si staccò dal Comune di Bondione mantenendo questa indipendenza per oltre un secolo. Solo nel 1927 venne fusa con Bondione e Fiumenero dando origine al Comune di Valbondione.
Circa l’attività mineraria a valle del Passo della Manina non esistono date certe sul suo inizio malgrado numerosi residui di estrazioni lascino pensare che la stessa iniziò prima dell’introduzione della polvere nera, avvenuta nel 1600. Il “Complesso minerario della Manina” era ritenuto il più importante della Lombardia e l’estrazione del ferro avveniva su entrambi i versanti della montagna, Flesio e Blesio.


                                                                                                                                                                                               (Autore: Mirco Bonacorsi)